| Intervento di Dorothea Oberegelsbacher |
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Il cuore, l´essenza del mio essere psicologa?Un massimo rispetto verso l´essere dell`altro che mi sta di fronte. Partendo da un punto analitico: voglio dunque rispettare la sua ansia di difendere il suo nucleo più intimo, ultima sicurezza, ultimo possesso, spesso ultima garanzia per essere vivi al sicuro. Ciò significa a livello tecnico che non voglio “spezzare” o “superare” la sua difesa, la sua resistenza. Ma che voglio comunicare di comprendere profondamente questa ansia. Di comprendere e di com-prendere. Prendo via la sua ansia – in parte e questo fa crescere fiducia. L´accettazione del fatto, che questo nucleo più privato è essenzialmente inaccessibile. E che ci vuole dunque un massimo rispetto verso questo nucleo privatissimo nell`altro che lui stesso non conosce bene, che anch`io non posso conoscere – né in lui, né in me. È come uno scrigno sigillato. Direi che conosce solo DIO. Essere testimone della storia dell`altro che mi sta raccontando, dimostrando ecc. Avere un testimone di fronte rende reale la propria storia, la propria vita, sofferenza, le rissorse, insomma l`identità. Riguardare la propria storia alla presenza di un testimone è ricostutivo, è curativo. Risana. Riconciliare l´altro con la propria natura. Utilizzando i sussidi psicologici per spiegare, analizzare, comprendere, interpretare ecc. Ritengo il mio lavoro un lavoro di interpretazione. Aiuto all`altro di ottenere dei termini, dei rispecchiamenti, delle spiegazioni che lui/lei in fondo già attende. Ripulisco la sua lingua. Restituisco una parte del suo essere, volere, potere, con parole più comprensibili. Se lui è un linguaggio frammentario, non puro, non perfetto, può ritrovarsi più capibile con il sussidio della mia “traduzione”. Io ritengo questo anche un atto di amore. Amore professionale, radicato nella mia vocazione.
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